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giovedì 7 dicembre 2023

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Emergenza-urgenza pronto soccorso: Audizioni in XII Camera
Alessio Frugiuele

Emergenza-urgenza pronto soccorso: Audizioni in XII Camera

Martedì 31 ottobre, presso la Commissione Affari Sociali della Camera, si è svolto un ciclo di audizioni nell'ambito dell'indagine conoscitiva sulla situazione della medicina dell'emergenza-urgenza e dei pronto soccorso in Italia.

Martedì 31 ottobre, presso la Commissione Affari Sociali della Camera, si svolte le audizioni nell'ambito dell'indagine conoscitiva sulla situazione della medicina dell'emergenza-urgenza e dei pronto soccorso in Italia, di: 
  • Domenico Mantoan, Direttore generale dell'Agenzia nazionale per i servizi regionali (AGENAS); 
  • Andrea Andreucci, Presidente nazionale della Società italiana degli infermieri di emergenza territoriale (SIIET);
  • Stefania Zampogna, Presidente della Società italiana di medicina di emergenza ed urgenza pediatrica (SIMEUP). 
Di seguito le principali dichiarazioni di Domenico Mantoan:
  • i dati relativi ai pronti soccorsi del 2022 hanno evidenziato che su 1400 ospedali italiani, 615 hanno un pronto soccorso, 278 hanno il pronto soccorso in una struttura di base, 243 hanno un Dea di primo livello e 94 hanno un Dea di secondo livello; 
  • il 30% dei pronto soccorso hanno meno di 15 mila accessi annui quando gli standard di legge ne richiederebbero almeno 20mila. Sicuramente c'è una frammentazione delle strutture che erogano tale servizio, con maggior impegno di personale e di medici. Meno di 15mila accessi è il volume che potrebbe avere una casa di comunità che serve 50mila abitanti. Il primo dato, dunque, è che ci sono troppi pronto soccorso con pochi accessi: 
  • la percentuale di abbandoni del pronto soccorso (un cittadino che ha fatto il triage, è stato accettato, ma se ne va prima di essere visitato dal medico) è molto alta in Sardegna, con un 25%,  mentre è dell'11,8% in Campania e del 10% in Abruzzo. Il minor numero di abbandoni si registra invece in Umbria, Veneto, Basilicata e nella provincia autonoma di Bolzano; 
  • nel monitoraggio in uscita dal pronto soccorso la percentuale di codici verdi in tutte le Regioni è attorno al 60-70%. Il Veneto ha il 50% di codici bianchi, che sono in quantità inferiore in tutte le altre Regioni (il Friuli segue il Veneto col 20%, mentre in Campania, Marche, Lazio sono sul 2,2%). Da questi dati, vi possono essere modalità differenti di classificazione delle stesse patologie nelle diverse Regioni; 
  • il Veneto ricava 14 milioni di euro/anno dal ticket da pronto soccorso, segue l'Emilia Romagna con 7 milioni e tutte le altre Regioni hanno degli introiti da ticket molto ridotti, quindi non c'è una grande attenzione nel richiedere il ticket ai cittadini. 

Inoltre, nel corso della seduta è intervenuto l'On. Quartini, il quale ha chiesto di sapere come mai vi sia un tasso di abbandono così alto nella Regione Sardegna. 

In sede di replica Manton ha dichiarato quanto segue: 
  • se le case di comunità funzioneranno in futuro, l'accesso del cittadino dove è previsto un triage avverrà senza l'erogazione di un ticket perchè si tratta di prestazioni di cure primarie e quindi appropriate; 
  • se il cittadino, invece, si reca al pronto soccorso in caso di codice bianco o verde dovrebbe scattare anche un ticket importante perché il servizio è stato comunque garantito; 
  • l'organizzazione delle case di comunità dovrebbe diminuire gli afflussi ai pronto soccorso e dovrebbe eliminare la necessità di pagare i ticket; 
  • al momento vi sono pochi posti letto con reparti ingolfati e strutture carenti. L'ADI non è ancora stata attivata su tutto il territorio nazionale, ma alcune Regioni hanno già iniziato ad attivare le case della comunità perché molti accessi in pronto soccorso sono accessi per patologie acute e croniche. Ad esempio, l'attivazione degli ospedali di comunità all'interno di un policlinico aiuterebbe molto a combattere il decongestionamento dei pronto soccorso; 
  • ci sono anche dei casi che non riescono a rimettersi quindi occorre che il modello organizzativo cambi e si adegui. Deve essere creato un modo più accogliente perché non ci sono solo problemi di salute ma anche problemi legati al disagio sociale; 
  • il tasso di abbandono della Regione Sardegna è un dato che sarà comunicato al Ministero e potrebbe anche essere attivata un audit. Il tasso di abbandono sarà dovuto ai tempi di attesa troppo lunghi per cui la gente decide di andare altrove. Infatti, questa è la ragione per cui in molte parti d'Italia stanno sorgendo i pronto soccorso privati e si sta sviluppando la sanità integrativa; 
  • da parte di AGENAS non c'è nessuna indicazione a chiudere i pronto soccorso fintanto che non sia completata la nuova organizzazione territoriale della sanità, altrimenti si andrà solo a tagliare ulteriormente i servizi per i cittadini. 
L'On. Girelli (PD) ha chiesto come poter affrontare gli accessi impropri, considerando che, al momento, soprattutto nella Regione Lombardia gli accessi al pronto soccorso sono effettuati dalla popolazione immigrata. In sede di replica Mantoan ha dichiarato che: 
  • dai dati che sono stati elaborati si evince che 15000 accessi non si hanno solamente in montagna ma ci sono anche città importanti dove a 2/3 km di distanza ci sono altri pronto soccorso con più accessi. Sarebbe auspicabile che la Regione li accorpasse. La sanità è ovviamente in mano alle Regioni e l'iniziativa dovrebbe provenire da esse; 
  • occorre attuare velocemente la riforma dei medici di medicina generale attualmente in discussione, che non significa farli diventare dipendenti ma si può anche pensare ad aumentare il compenso purché si organizzi il metodo di lavoro all'interno delle case di comunità; 
  • si può anche usare il doppio binario, dove chi sta andando in pensione può continuare anche con il vecchio contratto di lavoro mentre i giovani medici possono lavorare nelle case di comunità con un contratto diverso che favorisca questo tipo di modello, altrimenti si chiudono le case di comunità e si quadruplicano i pronto soccorso; 
  • non ci sono molte alternative, anche perché in Italia la popolazione è prevalentemente anziana e le famiglie non sono più quelle di un tempo. Si vive di più ma in presenza di patologie che si riacutizzano, quindi bisogna trovare una soluzione a questi problemi. Non ci sono neanche strutture per la riabilitazione
  • anche nelle Regioni del nord per un cittadino è difficile avere una prestazione sanitaria. La Germania ha il triplo dei posti letto italiani e in Italia sono stati ridotti gli ospedali perché costavano troppo; 
  • le Regioni hanno la capacità o il potere organizzativo, mentre lo Stato dovrebbe fare rispettare i provvedimenti nazionali. C'è una certa cedevolezza dalla parte centrale poco impositiva. Quando si dice che ci sono 21 Regioni e 21 sanità diverse è dovuto al fatto che i tavoli tecnici non sono stati molto cogenti.
Di seguito le principali dichiarazioni di Andrea Andreucci: 
  • la società ritiene fondamentale l'istituzione di un ente a carattere nazionale, magari inquadrato all'interno del Ministero della Salute o in Agenas, che abbia funzione di omogeneizzare tutti i vari sistemi di risposta presenti nel territorio nazionale; 
  • purtroppo vi è una disomogeneità totale non solo tra l'organizzazione di una Regione rispetto all'altra, ma addirittura su base provinciale. Questo non è sicuramente etico, anche dal punto di vista della risposta che occorre dare alla cittadinanza; 
  • i sistemi di risposta pre-ospedaliera ed ospedaliera devono essere integrati, al fine di ottimizzare e razionalizzare le risorse professionali. Ciò servirebbe anche ad agevolare contestualmente il mantenimento delle competenze dei professionisti che vi operano; 
  • al fine del contenimento del fenomeno del crowding delle strutture di pronto soccorso, si ritiene necessaria l'implementazione di percorsi alternativi per la presa in carico e la cura di situazioni classificabili come urgenze minori, magari mediante la realizzazione di strutture territoriali dotate comunque di tecnologia e risorse professionali idonee a gestire questa casistica. Casistica, specifica, che normalmente dagli operatori sanitari viene definita impropria, ma non lo è mai. Un bisogno della cittadinanza non è da considerarsi improprio, in quanto a essere improprio, forse, è il setting cui viene richiesta la risposta; 
  • si auspica una rapida e uniforme implementazione del numero europeo armonizzato 116-17 come strumento di accesso per tutte quelle casistiche considerate come urgenze temporizzabili; 
  • vanno istituiti profili di competenza per il personale che opera nei sistemi d'emergenza territoriale e in pre-ospedaliero. Ci si augura che quanto prima si dia corso all'istituzione di corsi di laurea magistrale a indirizzo clinico, col conseguente riconoscimento valoriale del ruolo; 
  • va, inoltre, riconosciuto un ruolo di autonomia e di responsabilità all'infermiere che opera nei mezzi di soccorso, che è un mezzo di soccorso avanzato di leadership infermieristica. L'infermiere deve essere legittimato a svolgere tutte quelle funzioni atte al mantenimento delle funzioni vitali dei pazienti soccorsi, a trattare i percorsi per le patologie tempo-dipendenti e a trattare il dolore. Ciò magari utilizzando percorsi diagnostici-terapeutici e algoritmi di trattamento; 
  • Il boarding (il prolungato stazionamento dei pazienti già valutati e in attesa del posto letto all’interno del Pronto Soccorso) oggi è uno dei grandi problemi dei PS su cui il personale infermieristico può influire favorevolmente, andando a ridurre il processo di pronto soccorso del paziente, ciò mediante la standardizzazione a livello nazionale del processo di accettazione e presa in carico; la diffusione e l'applicazione di algoritmi codificati; la promozione della presa in carico infermieristica; la condivisione di protocolli di avvio diagnostico-terapeutici nelle diverse aree del pronto soccorso; l'attivazione di percorsi fast-track e l'attivazione di percorsi a gestione infermieristica, come fatto dalla Toscana col See and Treat
  • avviare un iter diagnostico da triage vuol dire andare a lavorare su un tempo che normalmente, per l'utente che arriva in pronto soccorso, è meramente destinato all'attesa di entrare in visita medica. Se si fa partire la diagnostica, probabilmente quando il paziente accede in visita medica avrà subito a disposizione la refertazione e potrà iniziare una terapia o avviare un percorso di natura diversa. E' stato dimostrato che nel dolore addominale si riesce addirittura a ridurre il boarding di 2 ore o 2 ore e mezza, che normalmente è il tempo necessario proprio per lo svolgimento della diagnostica e l'utente si sente preso in carico da subito. 
Di seguito le principali dichiarazioni di Stefania Zampogna:
  • dall'indagine attivata da Simeup nel 2022 sulle Regioni italiane che hanno adottato le linee guida approvate nel 2019 dalla Conferenza Stato-Regioni sul triage e sull'osservazione breve, è stato rilevato che vi è una disomogeneità che purtroppo penalizza fortemente le regioni del centro-sud, e ancora di più quelle del sud; 
  • dai dati a disposizione le Regioni del nord e del centro hanno quasi completamente adottato in tutte le aziende ospedaliere, su indicazione delle autorità regionali, il nuovo triage, quindi cinque numeri, mentre ci sono ancora regioni del centro-sud e isole che usano ancora il triage a 4 colori. Questo causa problemi a livello organizzativo che si riflettono prevalentemente sull'età pediatrica; 
  • col nuovo triage sono stati già raggiunti risultati eccellenti dove il momento di attesa diventa, e deve diventare, processo di cura, e l'infermiere di triage diventa il vero protagonista nella gestione del paziente che giunge in pronto soccorso; rispetto all'attivazione dei letti di terapia sub-intensiva e intensiva pediatrica vi è una notevole disomogeneità tra Nord, Sud e Centro del Paese. I posti di terapia intensiva sono presenti al Nord, ce ne sono pochi al Centro e quasi assolutamente assenti al Sud. E' anche per questo che poi si assiste a quella migrazione di cui tanto si parla, a quei trasferimenti, a quell'attivazione di elisoccorso che partono dalle regioni del Sud per raggiungere ospedali pediatrici più attrezzati; 
  • infine anche nell'ambito della stessa Regione ci sono aziende ospedaliere che accolgono i bambini fino a 18 anni e altre che li accettano solo fino a 14 anni. Occorre un'omogeneità rispetto all'accoglienza fino a 18 anni. 
Le memorie non sono al momento disponibili. 
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